
È nella cornice umida e fascinosa della città di Campagna, avvolta dai monti Picentini, che comincia a germinare l’idea del Civico Museo Archivio Campagna, con il suo radar attivo sulle zone dell’etno-antropologia e dell’arte contemporanea, in particolare grazie all’originalità e all’intraprendenza di alcuni privati cittadini che riuscirono a dare a un’idea iniziale una conformazione civica ricevendo la vidimazione istituzionale dell’amministrazione comunale tra il 1982 e il 1983. Sono ancora anni di ricostruzione post-sisma 1980 e l’estetica delle macerie fa da sfondo a un’impresa che da subito si aggancia a una procedura specifica che sfrutta un sistema di deviazione del corso del fiume per, sin dai tempi antichi, purificare le strade e le stalle del centro storico: ‘A Chiena. L’intuizione geniale di questo gruppo di cittadini, tra cui alcuni artisti, amatori della fotografia, musicisti e poeti (ricordiamo ad esempio, Angelo Riviello, Antonio Corsaro, Liberata Cerrone, Mimmo Fezza, Mario Velella, Vito e Bruno D’Agostino, Vito Maggio) è quella di trasformare questo rito purificatore in rassegna d’arte contemporanea, invitando artisti da tutta Italia per vivere l’esperienza dell’inondazione pacifica e controllata del fiume e trasformarne le energie in opere d’arte.
Fonti: Gianpaolo Cacciottolo, Direttore Civico Museo Archivio Campagna
Un dato fondante e centrale di questa storia riguarda la presenza e il ruolo di un campagnese, Gelsomino D’Ambrosio, grande figura operante all’incrocio tra arti visive, grafica e design, che oltre a contribuire concretamente all’istituzione del museo, rappresentò un ponte decisivo per collegare un’esperienza geograficamente marginale a un’area poco più centrale, quella città di Salerno che godeva della presenza autorevole e brillante di storici e critici dell’arte e della letteratura come Filiberto Menna, Angelo Trimarco, Rino Mele e tanti altri.
Il 1985 è data da segnare in rosso in una prima operazione di ricostruzione, perché è l’anno in cui si tiene la prima rassegna “’A Chiena a Campagna”, dove “‘A Chiena” è forma dialettale facilmente traducibile con la piena, di quel fiume Tenza che diventa così fonte originaria di arte e quindi di vita. Passato in gestione all’Associazione Giordano Bruno a partire dalla fine degli anni Ottanta, il Museo vede crescere la sua collezione grazie alle rassegne di arte contemporanea che si sono tenute fino alla metà degli anni Novanta. Pur proseguendo le sue attività, in linea con la visione dell’associazione, il museo non ha mai trovato una dignità espositiva e la sua collezione è rimasta stipata nelle sale dell’ex Convento di San Bartolomeo, sede legale del museo e quartier generale dell’associazione.
Fonti: Gianpaolo Cacciottolo, Direttore Civico Museo Archivio Campagna
La collezione di arte contemporanea consta di una settantina di opere di artiste e artisti:
Armando Aiello, Salvatore Anelli, Rita Atzori, Pino Barilla, Carlo Bernardini, Ilaria Bona, Antonietta Bordonaro (Gea), Josè Bravo, Lucia Buono, Arturo Busillo, Matteo Calenda, Giovanni Canton, A. Casanova, Rita Castagna, Lorenzo Cleffi, Antonio Corsaro, Vera De Veroli, Silvio Di Giovanni, Godwin Ekhard, Paolo Federico, Rosa Greco, Elisabetta Gut, Angela Hart O’Brien, Kamio Kazuyoshi, C. Langemi, Giovannastella Lanocita, Antonio Luongo, Vito Maggio, Alfonso Mangone, Patrizia Marchi, Liberato Mastrangelo, Mariano Mastrolonardo, Alessandro Mautone, Olga Mirra, Mirella Monaco, Emilio Morandi, Mario Nigro, Gutte Norrild, N. Pascarella, Sergio Pavone, Bianca Perrucci, Pasquale Perruso, Gloria Persiani, Gabriella Petralulo, Antonio Porcelli, Pietro Ranalli, Angelo Riviello, Gisela Robert, Aitor Romano, Marina Rossi Parlati, Alba Savoi, Gino Scannapieco (con Raffaella Formenti), Beppe Schiavetta, Vito Sersale, Alessandro Sessa, Grazia Tagliante, Maurizio Ulino, Maria Wojcik, Rosanna Veronesi, Donato Vitiello.
Con la nuova direzione, dal febbraio 2025, il Civico Museo ha avviato un palinsesto di attività culminate nell’agosto dello stesso anno in “Dio d’Acqua. Festival diffuso di arti visive”, che dall’1 al 10 agosto ha proposto undici mostre in sei location diverse del centro storico, attraverso le quali il tema dell’acqua ha trovato molteplici declinazioni; nella stessa cornice è stata esposta una parte della collezione che non aveva mai lasciato le sale umide e chiuse del convento di San Bartolomeo, in particolare le opere del 1985 protagoniste della prima rassegna di arte contemporanea nella Chiena. In più ha rivitalizzato i ruderi dell’ex Convento dell’Immacolata Concezione con proiezioni cinematografiche all’aperto, performance e concerti: oggi è base operativa e luogo espositivo in progress.
Fonti: Gianpaolo Cacciottolo, Direttore Civico Museo Archivio Campagna