
La Chiesa del Santissimo Salvatore e Sant’Antonino sorge nel quartiere Zappino del centro storico di Campagna, in Largo Giulio Cesare Capaccio.
Documentata già nel 1168 come “chiesa del SS. Salvatore”, assunse in epoche successive anche la dedicazione al Santo Patrono della città, Sant’Antonino abate, quando nel 1258 ricevette la colonna taumaturgica a lui attribuita.
La struttura, composta da tre navate divise da colonne con capitelli dorici e coperta da volte a vela nelle navate laterali e da un soffitto ligneo nella navata centrale, testimonia numerosi interventi architettonici: tra questi una ristrutturazione del XVI secolo che comportò l’inversione della facciata e l’abbattimento del campanile a favore del vicino palazzo ducale.
Nel corso dei secoli la chiesa divenne punto di riferimento per riti taumaturgici, in particolare gli esorcismi praticati sui cosiddetti “ossessi”, legati simbolicamente alla colonna di Sant’Antonino.
Nonostante trasformazioni e rimaneggiamenti, la chiesa conserva il fascino della stratificazione storica e la funzione di luogo identitario per la comunità di Campagna.
L’impianto è tipico delle costruzioni romanico-gotiche campane: un’aula rettangolare a tre navate separate da colonne in pietra (cinque per fila) con capitelli dorici e un sistema di copertura misto (soffitto ligneo centrale e volte a vela laterali).
All’interno si conservano tele raffiguranti la Trasfigurazione di Cristo, l’Immacolata Concezione e la Gloria di Sant’Antonino, attribuite a pittori locali.
La colonna taumaturgica di Sant’Antonino — manufatto a cui nel Medioevo venivano legati gli ossessi durante i riti di liberazione — è ancora presente nella navata sinistra.
La chiesa ospita inoltre altari dedicati a San Francesco da Paola, alla Madonna delle Nevi, ed espone ex voto e statue dei santi venerati localmente quali San Rocco, Santa Lucia e San Giuseppe.
Nel 1258 la chiesa ottenne la colonna taumaturgica donata dall’abbazia di Santa Maria la Nova, evento che sancì l’aggiunta della dedica a Sant’Antonino.
Nel corso del XVI secolo, per volontà del duca Pironti e in concomitanza con la costruzione del palazzo ducale adiacente, fu invertita la facciata originale e fu abbattuto il campanile, modificando profondamente la conformazione urbana del quartiere Zappino.
La posa dell’altare maggiore, i restauri dopo il terremoto del 1980 e la riapertura al culto il 19 dicembre 1999 testimoniano la cura recente per la conservazione dell’edificio.
Oggi la chiesa, pur meno monumentale rispetto alle grandi cattedrali, mantiene una forte valenza identitaria: parte integrante del tessuto urbano di Campagna, testimonia un legame profondo tra fede popolare, architettura e paesaggio storico.