
Sulle pendici del Monte Girolo, a circa 440 metri d’altitudine, si ergono i resti del Castello Gerione, antica rocca medievale che per secoli fu simbolo del potere politico e militare di Campagna.
La posizione, naturalmente difensiva e strategica, consentiva di controllare la valle del Sele e le principali vie di collegamento tra la pianura e i Monti Picentini.
Citato per la prima volta nel 1056, il castello rappresentò il nucleo originario intorno al quale si sviluppò il primo insediamento urbano della città. La sua storia riflette le vicende della Campania medievale: dapprima sotto il dominio normanno, poi svevo e angioino, infine aragonese.
Il toponimo “Gerione” (o “Girone”) appare in documenti di età normanna e potrebbe derivare dal nome del colle su cui sorge, “Girolo”, o dal leggendario Gerione, figura mitologica associata al numero tre e forse alla triplice cinta di mura che caratterizzava la fortificazione.
L’impianto originario, di forma allungata e raccordato al profilo del monte, era costruito in pietra locale con torri, cortine e camminamenti interni. Lungo tutto il Medioevo il castello svolse funzioni di controllo e difesa del territorio, divenendo sede di guarnigione, amministrazione e rifugio per la popolazione durante le incursioni.
Oggi ne restano tratti di mura, basamenti e una cisterna scavata nella roccia, ma l’imponenza delle rovine e la posizione panoramica mantengono intatto il senso di forza e solitudine che caratterizza le antiche fortificazioni medievali.
Il Castello Gerione rientrava tra le fortezze regie citate nei registri dell’Assise di Capua (1220), con cui l’imperatore Federico II di Svevia confermò la sua appartenenza al demanio imperiale.
Era quindi un castrum exemptum, una fortificazione direttamente soggetta al potere dell’Imperatore e non ai feudatari locali.
La struttura presentava mura possenti, torri quadrangolari e un accesso principale con ponte levatoio; all’interno si trovavano alloggi per soldati, magazzini e una cappella dedicata a San Leonardo, santo particolarmente venerato nei presidi militari.
Nel corso del Trecento e del Quattrocento il castello fu ampliato e mantenuto efficiente dalle famiglie che dominarono Campagna: prima gli Orsini del Balzo, poi i Grimaldi, che nel 1532 ottennero il titolo di Marchesi di Campagna.
Il sito ebbe un ruolo strategico nel sistema difensivo della valle del Sele, collegato visivamente con le torri di Eboli e Contursi.
Dalle cronache emerge che all’interno vi erano depositi d’armi, scorte di cereali e ambienti sicuri dove la popolazione rurale trovava rifugio nei momenti di pericolo. Il castello divenne così simbolo di autorità e protezione, punto di riferimento per l’intero territorio.
Con l’avvento delle nuove tecniche di guerra e l’introduzione delle armi da fuoco, la funzione difensiva del Castello Gerione iniziò a decadere.
Nel 1555, sotto la dominazione spagnola, ne fu decretato lo smantellamento, per evitare che potesse essere utilizzato in eventuali rivolte contro la Corona.
Nei secoli successivi le strutture superstiti furono riutilizzate come carcere e deposito, fino al progressivo abbandono nel Seicento. La vegetazione e l’erosione cancellarono lentamente la sua sagoma, ma non la memoria.
Oggi il sito conserva resti significativi delle mura perimetrali, di alcune torri e di ambienti ipogei.
L’area è raggiungibile tramite un sentiero panoramico che si innesta nelle vie rurali a nord della città e rappresenta una delle mete naturalistiche più suggestive del territorio.
Dalla sommità del Girolo si gode una vista spettacolare sulla valle del Sele e sui Monti Picentini, mentre il silenzio del luogo restituisce l’atmosfera arcaica di una Campagna medievale.
I ruderi del castello, pur non restaurati, sono oggetto di studi e campagne di rilevamento promossi da enti locali e associazioni culturali, con l’obiettivo di valorizzare il sito come patrimonio storico e paesaggistico.
Il Castello Gerione rimane una presenza viva nel paesaggio, simbolo di resistenza e identità, dove la pietra e la memoria dialogano con il vento e con il tempo.