L’Eremo di San Michele è uno dei luoghi simbolo del territorio di Campagna. È ubicato, come ricordano le schede ufficiali dell’associazione Città di Campagna ETS, sul versante sud del Monte Nero (Montenero), a circa 1.110 metri di quota, al confine tra i comuni di Campagna e Oliveto Citra. L’eremo è ricavato in una cavità naturale della roccia e domina dall’alto la valle del Trigento e, più in lontananza, l’ampio scenario della valle del Sele e dei Monti Picentini.
La voce “Avigliano (Campagna)” di Wikipedia descrive l’Eremo come un «piccolo cenobio benedettino contenuto nel cavo di un’altissima rupe», posto a circa 1.000 metri di altezza e raggiungibile attraverso sentieri che partono dalla località Avigliano o dalla frazione Puglietta. All’interno della grotta si trova una piccola chiesa con altare e, collegati ad essa, ambienti di servizio che testimoniano la presenza stabile di eremiti e religiosi nel corso dei secoli.
Secondo la ricostruzione curata da Cristian Viglione per Città di Campagna ETS, le origini del luogo sono antichissime e si intrecciano con le vicende del casale di Sant’Angelo di Furano: intorno al 1240, dopo un violento attacco longobardo, una parte dei superstiti, guidati dal nobile Paolo Carfagno, si sarebbe rifugiata sul monte erigendo una prima e rustica chiesetta intitolata a San Michele, già patrono del casale distrutto. Nei secoli successivi, l’eremo è stato oggetto di progressivi ampliamenti, fino ad assumere l’assetto che in gran parte conserviamo oggi.
Ancora oggi l’Eremo di San Michele è meta di pellegrinaggi e camminate, inserito nei percorsi naturalistici e nei cammini devozionali del territorio. Il Comitato dell’Eremo di San Michele, cui il Capitolo Cattedrale ha affidato la gestione del luogo agli inizi del Novecento, cura le tradizionali processioni di maggio e settembre e mantiene viva una devozione che fa dell’eremo uno dei principali punti di riferimento del “percorso micaelico” in Campania.
La voce dedicata ad Avigliano (Campagna) fornisce alcune informazioni preziose sulla struttura interna e sull’evoluzione storica dell’eremo. Viene definito «piccolo cenobio benedettino», ricavato nel cavo di una rupe ad altissima quota. All’interno della grotta si trova una chiesetta, davanti alla quale è collocato un sepolcro eretto nel XVI secolo dal nobile Paolo Carfagno. Su questa tomba campeggia lo stemma di famiglia, raffigurante un verro (un vepre), considerato dalla bibliografia araldica una raffigurazione rara nel contesto italiano.
Accanto alla chiesetta, scavati o addossati alla roccia, sono presenti altri ambienti di piccole dimensioni: tre stanzette, un oratorio e una cucina costruita in malta e pietre. La stessa voce ricorda che, nel corso del tempo, l’eremo è arrivato a disporre di otto stanzette, cinque cucine e un refettorio, a testimonianza di una vita comunitaria che, pur nella forma essenziale tipica degli eremi rupestri, prevedeva periodi di permanenza prolungata da parte di religiosi ed eremiti.
Dal 1630 l’eremo subì importanti lavori di restauro e ampliamento. Città di Campagna ETS sottolinea il ruolo di un prelato di Oliveto Citra, Belbuono, che cedette al Capitolo Cattedrale di Campagna l’intero complesso con il relativo appezzamento di terreno. Il Capitolo si fece carico dei lavori strutturali, affrontando notevoli difficoltà logistiche e economiche per consolidare l’accesso e rendere più sicura la permanenza in quota. La volontà dei fedeli e dei prelati, evidenzia la scheda, fu decisiva per la sopravvivenza del luogo sacro.
Nel 1748 fu realizzata, come ricorda ancora Wikipedia, una gradinata con parapetto composta da circa sessanta gradini, preceduta da una croce di pietra su colonna collocata nello spiazzo antistante l’ingresso. All’interno sono conservate tavolette marmoree della Via Crucis datate al 1672. Questi interventi, insieme agli ambienti residenziali e di servizio, disegnano il volto dell’eremo come luogo di ritiro, preghiera e accoglienza dei pellegrini tra età moderna e contemporanea.
Nella memoria religiosa di Campagna, l’Eremo di San Michele è legato alla frequentazione di numerosi vescovi e alla figura di Juan Caramuel y Lobkowitz, uno dei protagonisti della storia culturale europea del Seicento. La scheda di Città di Campagna ricorda che l’eremo ha ospitato, tra gli altri, i vescovi De Luca, Fontana, Caramuel, Cesarano e Giuseppe Maria Palatucci. In particolare, Caramuel, amante della quiete che non riusciva a trovare nel centro abitato, avrebbe soggiornato a lungo in questi ambienti montani, lavorando a tematiche filosofiche e matematiche poi confluite nella “Mathesis biceps”, opera in cui elabora il sistema di numerazione binaria. Una lapide, tuttora visibile, ricorda il suo passaggio.
La tradizione religiosa locale intreccia la storia dell’eremo con una leggenda dalle tinte forti, anch’essa riportata da Città di Campagna ETS. In origine, si narra, la grotta sarebbe stata dimora del diavolo. Un giorno di maggio dei primi anni del X secolo San Michele, in veste di pastore, avrebbe chiesto al demonio di visitare la grotta e tutta la montagna; prima di andarsene dispose quattro pietre a terra formando una croce. Alla vista del simbolo, il maligno avrebbe emesso urla strazianti e sarebbe fuggito fino alla località Lauropiano, lasciando impressi i segni dei suoi artigli sulla roccia.
Il racconto prosegue con l’apparizione dell’arcangelo a un vaccaio di Puglietta: uno dei tori del pastore, entrato nella caverna, lo costrinse a salire fino alla grotta, dove l’uomo vide un giovane avvolto da luce splendente nel luogo in cui sarebbe stato poi eretto l’altare. Tornato a valle, il pastore riferì l’accaduto alle autorità ecclesiastiche e la fama dell’apparizione si diffuse rapidamente, trasformando la cavità in meta di pellegrinaggi.
A partire dagli inizi del Novecento, la gestione dell’eremo è stata affidata dal Capitolo al Comitato dell’Eremo di San Michele, che ancora oggi ne cura la manutenzione e organizza le due tradizionali processioni annuali, nei mesi di maggio e settembre, dedicate al «Capo delle Schiere Angeliche». Grazie all’opera del Comitato e dei numerosi volontari, l’eremo è oggi perfettamente conservato e inserito nei percorsi micaelici regionali, punto di incontro tra spiritualità, paesaggio montano e storia della città di Campagna.