Nel quartiere di Casalnuovo, lungo l’attuale via Dony Rocco, sorge Palazzo Rivelli, uno degli edifici più importanti e caratteristici di Campagna. Risalente tra la fine del Quattrocento e il XVI secolo, il palazzo porta il nome di Antonino Vincenzo Rivelli, storico e canonico della città, autore delle celebri “Memorie storiche della città di Campagna”, figura che ha profondamente segnato il modo in cui la comunità conserva e racconta il proprio passato.
La struttura, di forma quadrangolare, si sviluppa su più piani attorno a una corte interna lastricata in pietra calcarea bianca. Al piano terreno, un portale in pietra finemente lavorata, ornato da motivi floreali e elementi scolpiti, introduce in un ampio androne in cui si conserva ancora oggi un pozzo: un tempo era la principale fonte di approvvigionamento idrico per i residenti del palazzo e un vero fulcro della vita quotidiana.
Sulla corte si affacciano logge ad archi e una scala in pietra e stucco, coperta da volte a botte, che disegna percorsi obliqui e scorci suggestivi verso i piani superiori. Rifiniture pregiate, cornici in pietra e dettagli di gusto rinascimentale fanno di Palazzo Rivelli un esempio significativo di architettura civile storica, in cui il linguaggio costruttivo dialoga con la topografia intricata del quartiere di Casalnuovo.
Oggi l’edificio, finemente restaurato e sottoposto a tutela come bene di interesse culturale, ospita unità abitative e spazi che uniscono la bellezza dell’architettura storica al comfort contemporaneo. Inserito nei percorsi dedicati ai palazzi signorili e alle passeggiate nel centro storico, Palazzo Rivelli rappresenta una tappa essenziale per comprendere il rapporto tra memoria, paesaggio urbano e protagonisti della storia locale.
Il palazzo deve la sua denominazione ad Antonino Vincenzo Rivelli, canonico e storico campagnese vissuto tra XIX e XX secolo, autore di uno dei lavori più importanti sulla storia cittadina: le “Memorie storiche della città di Campagna”. In quest’opera, Rivelli ricostruisce con rigore e passione le vicende del territorio, dalle origini al suo presente, offrendo uno strumento ancora oggi fondamentale per la conoscenza della città.
Associare il suo nome a questo edificio significa riconoscere il ruolo decisivo che la sua ricerca ha avuto nel preservare la memoria collettiva: come le pietre del palazzo conservano tracce di secoli di vita quotidiana, così le pagine delle “Memorie” registrano eventi, personaggi, trasformazioni urbanistiche e religiose che hanno delineato l’identità di Campagna.
L’intitolazione simbolica del palazzo allo storico-canonico crea un legame diretto tra il luogo fisico e la tradizione storiografica cittadina. Passeggiando nel cortile o attraversando l’androne, si può immaginare di avere accanto lo sguardo attento di Rivelli, capace di leggere dietro ogni stemma, ogni portale o ogni toponimo una storia più ampia, fatta di relazioni sociali, devozioni, conflitti e rinascite.
In questo senso, Palazzo Rivelli diventa una sorta di “casa della memoria”: non solo un edificio ben conservato, ma un luogo che rimanda a chi, con il proprio lavoro di studio e scrittura, ha trasformato la storia locale in patrimonio condiviso, rendendola accessibile alle generazioni successive.
L’elemento più affascinante di Palazzo Rivelli è senza dubbio la corte interna. Lastricata in pietra calcarea bianca, si presenta come uno spazio raccolto e luminoso, in netto contrasto con i vicoli stretti del quartiere. Qui il tempo sembra rallentare: il disegno regolare del pavimento e la geometria dei prospetti interni creano una sorta di stanza a cielo aperto, cuore distributivo e simbolico dell’intero edificio.
Intorno alla corte si sviluppano logge ad arcate che servono da ballatoi e collegano i diversi ambienti dei piani superiori. Gli archi, in sequenza, marcano i passaggi e generano un susseguirsi di pieni e vuoti che accompagnano lo sguardo lungo l’intero perimetro interno. La presenza di una scala in pietra e stucco, coperta da volte a botte, aggiunge una dimensione scenografica al percorso verticale, permettendo di osservare la corte da punti di vista sempre diversi.
Al centro o in posizione baricentrica rispetto alle logge si trova il pozzo, elemento tipico delle architetture nobiliari e conventuali meridionali. In passato era indispensabile per garantire acqua agli abitanti del palazzo; oggi diventa un segno materico che ricorda la stretta relazione tra organizzazione degli spazi e necessità quotidiane. Intorno ad esso si intrecciavano gesti, conversazioni, attività domestiche che davano vita al microcosmo del palazzo.
Complessivamente, l’architettura interna di Palazzo Rivelli mostra come, già tra la fine del Quattrocento e il pieno Rinascimento, anche una città dell’entroterra come Campagna sapesse interpretare linguaggi costruttivi raffinati, capaci di coniugare funzionalità e rappresentanza. Visitare oggi il cortile significa leggere in filigrana secoli di adattamenti, restauri e riusi che hanno preservato l’impianto originario senza snaturarne l’identità.