Basilica Maria SS. Incoronata dell’Olmo

ITINERARIO SULLA CARITÀ

Notizie storico-artistiche

La chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie a Benincasa, frazione collinare di Vietri sul Mare, vanta una raffinata facciata barocca, eretta dinanzi ad un portico sotto cui sono custoditi due affreschi settecenteschi, di recente restaurati. Riproducono immagini di devozione: “Adorazione della Croce” (in una cornice mistilinea barocca) e “San Francesco di Paola” (in una cornice tondeggiante), interessanti perché narrano brani di storia religiosa locale. In questo secondo dipinto è raffigurato l’eremita calabrese vissuto nel XV sec., il santo più amato dalla comunità, al punto che la stessa chiesa è meglio conosciuta col suo nome. Il santo è inserito in un ambiente che rievoca i luoghi del suo eremitaggio, ma anche il suggestivo profilo della nostra costiera. La figura è mostrata in una drammatica torsione del corpo (indice del suo dinamismo interiore), avvitato tra i simboli della sua vicenda spirituale: il libro, il teschio, il tronco squarciato, lo scudo con la scritta
“Charitas”, che diverrà emblema dei Minimi da lui fondati.

Questo dipinto fa giungere al cuore di chi lo osserva un forte messaggio di fede. L’eremita, Francesco di Paola, è colto in un momento in cui gli viene rivelata, per grazia, l’urgenza dell’amore mediante la visione di uno scudo con la scritta “Charitas”. Mentre vive l’ordinarietà della sua vita contemplativa, assorto profondamente nella preghiera e nella meditazione, gli giunge un messaggio nuovo che gli si impone con grande forza, al punto da distoglierlo, quasi “distrarlo”, dalla preghiera e muoverlo verso qualcosa di inedito. Il messaggio nuovo è la parola Charitas, che l’angelo gli consegna apparendogli alle spalle mentre si trova inginocchiato dinanzi alla Parola e costringendolo ad una torsione del corpo che vuole esprimere un orientamento nuovo dell’anima. La parola Charitas gli viene rivelata come il senso di quanto è contenuto nelle Sacre Scritture, oggetto della sua contemplazione: il senso per eccellenza, la verità profonda. I segni del teschio e dell’albero reciso, rappresentati nel contesto della preghiera dell’eremita, simboleggiano gli argomenti della sua meditazione: il peccato, da cui discendono ogni male e ogni sofferenza umana (quindi la morte), e il sacrificio della croce, offerto da Cristo per riparare a questo male. La Charitas è il senso di tutta questa vicenda in cui Dio soccorre l’uomo caduto e lo rialza: l’amore oblativo e disinteressato, l’Agape. La parola Charitas diventerà, su suggerimento dello stesso angelo, il motto dell’Ordine dei Minimi, che l’eremita ha fondato, ed esprimerà una disposizione di bontà interiore orientata al sincero amore verso Dio e uno stile di azione umile e soccorrevole verso i fratelli, soprattutto verso i poveri. Questo segno, questa parola è come una rivelazione divina in un momento di estasi e di visione soprannaturale da cui discende la luce di una più profonda comprensione della verità. La torsione del corpo, che è il fulcro iconografico del dipinto, è un gesto di prontezza, di mansuetudine, di ascolto obbediente e docile della voce divina manifestata mediante l’angelo. Il dipinto esprime, col suo linguaggio d’arte, gli stessi sentimenti di una nota affermazione di San Paolo: Charitas Christi urget me.

7 Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.
8 Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
tu e l’arca della tua potenza.
10 Per amore di Davide, tuo servo,
non respingere il volto del tuo consacrato.
12 Se i tuoi figli osserveranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò loro,
anche i loro figli per sempre
siederanno sul tuo trono”.
13 Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
14 “Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perché l’ho voluto.
15 Benedirò tutti i suoi raccolti,
sazierò di pane i suoi poveri.
16 Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti,
i suoi fedeli esulteranno di gioia.

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