
La chiesa di Santa Maria Domenica si trova nella frazione di Camaldoli, lungo la Strada statale 91 della Valle del Sele, in una zona collinare incorniciata da uliveti e affacciata sui corsi del Sele e del Trigento. È il cuore religioso di una piccola comunità che, a partire dal secondo Novecento, ha visto crescere attorno a sé abitazioni, attività agricole e servizi legati alla viabilità di fondovalle.
L’attuale edificio sorge sulla stessa area della precedente chiesa, costruita negli anni Cinquanta del XX secolo e demolita dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 a causa dei gravi danni subiti. La nuova chiesa, realizzata con linee architettoniche contemporanee, presenta un’aula a navata unica con un solo altare, pensata per raccogliere la comunità in modo semplice ma dignitoso, in dialogo visivo con il paesaggio circostante.
Nel 1990 il titolo di Santa Maria Domenica viene elevato a parrocchia-santuario, in riconoscimento dell’antico culto della martire campagnese, legato alla tradizione che ne colloca nascita e martirio proprio in queste campagne. Dal 2014 la parrocchia è affidata alla comunità di Serradarce, all’interno del decanato Campagna–Colliano della diocesi di Salerno–Campagna–Acerno, mantenendo tuttavia un forte radicamento identitario nella frazione di Camaldoli.
La chiesa è oggi punto di riferimento non solo per la vita liturgica ordinaria, ma anche per le celebrazioni in onore di Santa Maria Domenica, che richiamano fedeli da Campagna e da altri centri del Sud Italia uniti dallo stesso culto. Pellegrinaggi, momenti di preghiera e iniziative culturali contribuiscono a fare di questo santuario un luogo in cui storia locale, devozione popolare e spiritualità contemporanea si intrecciano in modo inscindibile.
Il santuario di Camaldoli è dedicato a Santa Maria Domenica, martire cristiana vissuta secondo la tradizione tra il III e il IV secolo. Le fonti locali riportano che Maria Domenica nacque nell’attuale località di San Abbondio, nel territorio di Campagna, intorno all’anno 285, da Doroteo e Arsenia, in un contesto segnato dalla progressiva diffusione del cristianesimo e dalle persecuzioni ordinate dall’imperatore Diocleziano.
Educata alla nuova fede, Maria Domenica avrebbe affrontato minacce e pressioni pur di rimanere fedele al Vangelo. Secondo la tradizione agiografica, la giovane subì il martirio per decapitazione nelle vicinanze del luogo oggi occupato dal santuario, intorno all’anno 303. Le sue reliquie sarebbero poi state traslate a Tropea, dove la santa è venerata come patrona e dove il suo culto ha avuto nei secoli grande diffusione.
Storici locali come Nicolò De Nigris e Antonino Vincenzo Rivelli, nelle loro opere dedicate a Campagna, richiamano questa tradizione, collegando la figura di Santa Maria Domenica alle vicende del territorio in età tardoantica. In tempi più recenti, iniziative promosse dalla Città di Campagna e dalla diocesi hanno rafforzato il legame tra i diversi centri del Mezzogiorno che custodiscono la memoria della martire, attraverso pellegrinaggi, incontri culturali e la simbolica “lampada votiva” che viaggia tra le comunità unite dallo stesso culto.
Per la città di Campagna, Santa Maria Domenica è oggi co-patrona minore accanto ad altre figure di riferimento: il suo nome ricorre nelle liturgie, nei percorsi catechistici e nelle iniziative pastorali rivolte soprattutto ai giovani, ai quali viene proposta come esempio di coerenza, coraggio e fedeltà nella prova.
La storia della chiesa di Santa Maria Domenica non può essere separata da quella della frazione di Camaldoli e del vicino eremo camaldolese. La località, un tempo nota come San Abbondio, prende infatti il nome dal cenobio fondato nel XVI secolo dai monaci camaldolesi di Napoli, dedicato proprio a Santa Maria Domenica. Il complesso, composto da cappella, soccorpo, foresteria, aia per la battitura del grano e frantoi, testimonia un intreccio antico tra vita eremitica, agricoltura e spiritualità.
Nel Novecento, accanto all’eremo e lungo la nuova viabilità della SS 91, viene costruita la chiesa parrocchiale degli anni Cinquanta, che accoglie la popolazione in crescita della frazione. Il terremoto del 1980 segna però una cesura drammatica: molti edifici civili vengono distrutti e la chiesa stessa è resa inagibile, fino alla decisione della sua demolizione. Camaldoli si ritrova così chiamata a ripensare i propri luoghi simbolici e di aggregazione.
La realizzazione della nuova chiesa, sulla stessa area della precedente, rappresenta la risposta concreta di una comunità che sceglie di ricostruire non soltanto muri, ma relazioni e memoria. Le linee architettoniche contemporanee, l’aula a navata unica e la sobrietà degli spazi interni riflettono il desiderio di un edificio semplice, funzionale e aperto, capace di accogliere tanto le celebrazioni liturgiche quanto momenti di incontro e di ascolto.
Nel frattempo, l’antico eremo camaldolese, oggi di proprietà privata, continua ad affascinare per la sua posizione isolata e per le tracce ancora leggibili di una storia plurisecolare. Il dialogo ideale tra eremo e santuario, tra memoria monastica e vita parrocchiale contemporanea, fa di Camaldoli un luogo in cui la devozione a Santa Maria Domenica si esprime in forme diverse, ma sempre profondamente legate al territorio, ai suoi paesaggi e alle sue comunità.