Chiesa S. Francesco Polvica

ITINERARIO SUL CREDO

Notizie storico-artistiche

Il sepolcro dell’Apostolo Andrea si trova nella cripta della cattedrale di Amalfi. Il suo corpo giunse ad Amalfi da Costantinopoli nel 1208, al seguito del vescovo Pietro Capuano, legato pontificio della IV Crociata. La cripta fu realizzata per volere dello stesso vescovo al fine di accogliere le spoglie dell’apostolo, nello stile moresco del tempo, per essere poi rimaneggiata secondo il gusto tardo-manierista dall’architetto Domenico Fontana ad inizio XVII secolo. Si compone di uno spazio trasversale a due navate coperte da crociere ogivali interamente affrescate con scene bibliche. Al suo centro, sopra la tomba dell’apostolo, si erge un altare circondato da un’imponente struttura architettonico tripartita, di ordine corinzio, in cui sono collocate la statua dell’apostolo (opera di M. Naccherino) e le statue di San Lorenzo e Santo Stefano (opere di P. Bernini). Presso questo altare, in alcune date precise, si ripete annualmente il “miracolo della manna”, a cui i fedeli del posto sono molto legati.

Dalla chiesa cattedrale scendendo trenta gradini di marmo bianco si giunge alla cripta di sant’Andrea, collocata al di sotto dell’altare maggiore. E’ il cuore pulsante della città perché qui si conservano le reliquie del corpo di sant’Andrea, il pescatore di Betsaida, il primo chiamato da Gesù, colui che diverrà l’apostolo amante della croce. Fu crocifisso a Patrasso; da lì il corpo fu trasportato prima a Costantinopoli e poi ad Amalfi dove giunse l’8 maggio del 1208 accolto da un popolo festante e custodito proprio nel vano sotterraneo della Cattedrale. A ricordo, un affresco presente nella lunetta in prossimità della scala interna che conduce alla chiesa, racconta l’evento ed il primo miracolo del santo. Anche noi possiamo percepirci come parte di quella lunga e solenne processione introitale e venerare le sante reliquie, fondere i nostri occhi con gli occhi di chi a sua volta li ha fusi con quelli del Salvatore, allora ancora giovane maestro. Per un’esperienza più profonda e trasformante è possibile, il giorno della vigilia della festa del santo e anche in altre occasioni, ricevere un batuffolo di ovatta imbevuta di “manna”, un liquido che trasuda dal sepolcro del santo ininterrottamente da oltre 750 anni, segno che, in chi crede, suscita sempre sentimenti di intensa spiritualità. Portare a casa questo segno, e custodirlo entro le mura, aiuta a costruire un sacro domestico al quale votarsi e al quale sempre tornare. Recarsi presso una tomba vuol dire sentirsi parte di una storia che va ben oltre la nostra vita, che abbraccia secoli e secoli, fatta di uomini e donne che hanno scelto di vivere e morire per Cristo, un legame che supera il tempo e lo spazio dona una pace interiore, come se essa fosse segno di speranza, perché la morte non è la fine, ma un inizio. La morte non è mai l’ultima parola. Far voto di un maggior impegno, di una vita più coerente con le proprie idee spinti da un buon testimone è più credibile. Onorare la tomba di un grande uomo, dallo sguardo pensieroso e assorto, rivolto verso il libro del Vangelo, ci ricorda che nulla è separato, che la vita è fatta di morte, e la morte di vita, e che ogni cosa passa e sta noi farla rimanere eterna. 

originaria, è attraversata da una incrinatura, provocata nel Settecento.

2 O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida, senz’acqua.
3 Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
4 Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.
5 Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
6 Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
7 Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
8 a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
9 A te si stringe l’anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.

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