Il Museo della Memoria e della Pace – Centro Studi “Giovanni Palatucci”

Istituito nel 2006, da febbraio 2025 è Museo di Interesse Nazionale

Un luogo che custodisce il ricordo per insegnare la pace.

Nel centro storico di Campagna, all’interno dell’ex convento domenicano di San Bartolomeo, si trova il Museo della Memoria e della Pace – Centro Studi “Giovanni Palatucci”.
Istituito nel 2006, il museo è unico in Campania nel suo genere: nato per raccontare la vicenda del campo di internamento per prigionieri politici ed ebrei che, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu attivo nel territorio campagnese.
Attraverso sale allestite con pannelli fotografici, documenti originali, ambientazioni ricostruite — come la “Sala degli Internati” o la “Sala Sinagoga” — il percorso museale invita il visitatore a confrontarsi con la Shoah, con le leggi razziali e con la testimonianza locale di solidarietà e resistenza.
Non è solo un museo della tragedia: è anche un centro di educazione alla pace, al dialogo e alla memoria attiva e un riferimento per scolaresche, ricercatori e cittadini.

Il Museo Itinerario della Memoria e della Pace – Centro Studi “Giovanni Palatucci” di Campagna (SA), unico museo della memoria della regione Campania, è stato istituito nel 2006 per raccontare la singolare vicenda che la cittadina salernitana ha vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale quando si decise di istituirvi un campo di internamento per prigionieri politici ed ebrei.
Gli edifici requisiti per l’internamento sono due ex conventi collocati alle estremità della città: il convento Francescano di Concezione e quello Domenicano di San Bartolomeo, oggi sede del Museo.
In questo contesto ambientale e storico si andò delineando quella che, per vari aspetti, possiamo definire “la storia diversa” di Campagna, caratterizzata dalla figura e dall’operato di Giovanni Palatucci, funzionario dell'ufficio stranieri della Questura di Fiume e dello zio, Mons. **Giuseppe Maria Palatucci, vescovo della Città.
Giovanni Palatucci, d’intesa con lo zio, riuscì a stabilire un efficace sistema di aiuto per preservare dalla morte centinaia di ebrei, internandoli proprio a Campagna.
La fraterna accoglienza che il vescovo e la gente del posto riservarono agli internati contribuì ad alleviarne le sofferenze e per questo motivo, nel 2006, la Città di Campagna è stata insignita della medaglia d’oro al merito civile da parte del Presidente della Repubblica.
Il complesso museale di San Bartolomeo non è soltanto un itinerario della Memoria, nel ricordo di uno dei periodi più bui degli anni ‘40, ma rappresenta anche un itinerario della Pace che valorizza i luoghi e le tracce storiche che gli ebrei hanno lasciato negli anni dell’internamento.
La visita al Museo si articola su due livelli ed è organizzata in tre diverse modalità di comunicazione: la mostra permanente di pannelli fotografici, la ricostruzione delle ambientazioni storiche dell’internamento e le sale emozionali.
Le tre sale emozionali arricchiscono il museo con la creazione di un sistema innovativo di realtà virtuale e di grande appeal tecnologico, consentendo di ottenere una fruizione integrata dei contenuti.
Il Museo della Memoria da febbraio 2025 è Museo di Interesse Nazionale quindi inserito nel Sistema Nazionale dei Musei Italiani; esso **è rivolto prevalentemente agli studenti di ogni ordine e grado e a tutti coloro che intendono approfondire la "storia diversa” di Campagna, riconducibile a temi di grande attualità, come: la Shoah, il dialogo interreligioso, la tolleranza, la pace e la fratellanza tra i popoli.
Tutto ciò assume un’importanza ancora maggiore alla luce di un distorto revisionismo storico che tende a sminuire gli avvenimenti che hanno portato ad un passo dallo sterminio degli Ebrei in Europa.
Infatti, estinta quasi del tutto la generazione che è stata protagonista di quegli eventi storici, si pone la necessità di trasferire alle nuove generazioni la prova certa dell’accaduto per evitare che egli errori commessi si possano ripetere.

Dei circa 45 campi di internamento istituiti in Italia a partire dal giugno del 1940, il più importante dopo quello di Ferramonti di Tarsia in Calabria, è il Campo di Campagna.

La scelta del luogo è dettata dalla morfologia del territorio che circonda la città: il centro urbano è completamente isolato dai monti Picentini e vi è un’unica via d’accesso. Gli edifici requisiti sono due ex conventi collocati alle estremità del paese e difficilmente raggiungibili: condizione che offre non solo una sorveglianza più agevole ma, soprattutto, un forte deterrente per eventuali fughe.

Data la sicurezza logistica delle sedi individuate e l’immediata disponibilità del Comune alla locazione degli edifici, il Ministero dell’Interno stabilisce che l’ex convento degli Osservanti, in località Concezione, e l’ex convento dei Domenicani, in via San Bartolomeo, possono essere adeguati a campo di concentramento per confinati ed internati civili di guerra.

Il 16 giugno 1940 arrivano a Campagna nel campo della Concezione i primi trenta internati di cui 22 italiani e 8 stranieri, tutti segnalati come elementi pericolosi. In conseguenza del fatto che i due campi di concentramento non garantiscono la presenza dello spazio minimo per muoversi, così come stabilito dalla Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, agli internati è consentito passeggiare liberamente in paese rispettando l’ambito delle zone autorizzate, delimitate da strisce di pittura colorata sul manto stradale e da tabelle di legno scritte in più lingue poste all’uscita del paese; tali zone non possono essere oltrepassate se non con permessi speciali concessi dalla direzione.

Il campo destinato all’internamento, provvisto di impianti d’illuminazione e di riscaldamento a legna, presenta un corpo di guardia per la sorveglianza dei prigionieri, un alloggio per graduato e carabinieri e un numero variabile di camerate.

L’arredamento delle camerate, piuttosto spartano, è comune a quello di tutti gli altri campi e richiama fondamentalmente quello di tipo militare: ad ogni internato, infatti, è assegnata una branda con un materasso di crine, un cuscino, delle lenzuola e due coperte, una sedia o uno sgabello, due asciugamani, un appendiabiti, una bacinella, una bottiglia ed un bicchiere: unici oggetti personali, di cui, per regolamento, gli internati possono disporre.

I servizi igienici annessi ai dormitori si dimostrano subito insufficienti a garantire il fabbisogno degli internati per cui nel giugno del 1941, nel campo di San Bartolomeo, si provvede all’ampliamento dei locali igienici con l’istallazione di docce e/o vasche da bagno; l’ampliamento comporta però necessariamente un’ulteriore riduzione dello spazio vitale.

Grazie alla compiacenza delle autorità, dell’intera cittadinanza e delle forze dell’ordine addette alla sorveglianza, che spesso “chiudono un occhio”, gli internati più volte oltrepassano le zone delimitate, senza tuttavia arrecare alcun danno a cose o persone.

Il commissariato si trovava a metà strada tra i due conventi, nel palazzo vescovile, dove sono collocati gli uffici della direzione dei campi, guidati inizialmente dal commissario di polizia Eugenio De Paoli. Qui gli internati vengono “schedati” per poi essere destinati ai campi. Il percorso che essi attraversano per raggiungere San Bartolomeo consiste nell’attraversare il corso principale, il ponte in piazza Guerriero e, costeggiando la cattedrale, la ripida salita di via San Bartolomeo, accessibile solo a piedi perché gradonata.

Grazie al sostegno morale e materiale della Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei “DELASEM” la vita di comunità degli internati ha un suo particolare sviluppo. Tra le tante attività svolte sono da ricordare: la presenza di un coro e di una piccola orchestra che organizza concerti musicali, rappresentazioni teatrali e mostre di pittura, la redazione di un giornale ciclostilato in lingua tedesca, appassionate partite di calcio, l’allestimento di una sinagoga, la possibilità di consultare migliaia di libri della biblioteca del seminario e di impartire lezioni di lingue straniere ai giovani del posto.

Gli internati, quasi sempre ritratti in giacca e cravatta, possono addirittura fittare camere mobiliate nel paese e, senza necessariamente svolgere nessun tipo di lavoro, ricevere un sussidio giornaliero.

Nulla cambia per gli internati, nel luglio 1943, in seguito alla cattura di Mussolini. Ma nei giorni successivi all’annuncio dell’armistizio, essi vengono formalmente prosciolti dal direttore del campo in base alle relative disposizioni emanate dal capo della polizia e per mettersi al sicuro dai bombardamenti scappano sulle montagne circostanti.

In quei giorni, infatti, Campagna subisce due gravi bombardamenti: il più tragico in piazza Mercato il 17 settembre 1943 causa circa 200 morti, in gran parte civili.

Dopo la liberazione di Campagna, avvenuta il 19 settembre, nell’edificio di “San Bartolomeo” viene allestito un campo-profughi gestito dagli alleati.

In questo contesto si colloca la figura di Giovanni Palatucci, personaggio caro agli abitanti di Campagna, ma anche a molti ebrei che debbono a lui la vita.

Nasce a Montella (AV) nel maggio del 1909. Partecipa al 14° corso per funzionari di Polizia e viene inviato a Genova come vicecommissario. Dal novembre 1937, quando è assegnato all’ufficio stranieri della Questura di Fiume, egli si prodiga a rischio della propria vita, per salvare da morte sicura moltissimi ebrei, fornendo permessi speciali, attuando azioni di depistaggio e favorendo la fuga all’estero e l’instradamento nei centri italiani meno esposti alle leggi razziali.

Giovanni Palatucci, attraverso una fitta rete di aiuti e con il supporto dello zio, riesce a  salvare moltissimi profughi ebrei dai campi di concentramento duri, conducendoli fino al Convento di San Bartolomeo in un lungo viaggio della speranza, lontano dai luoghi dello sterminio.

La sua opera testimonia mirabilmente gli ideali in cui fermamente crede e a cui resta fedele, fino al punto da essere deportato nel campo di sterminio di Dachau con numero di matricola 117826, compiendo il suo olocausto a soli 36 anni. Nel 1990 lo Stato di Israele lo ha riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”, nel 1995 gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria” da parte del presidente della Repubblica Italiana.

La figura di Giovanni Palatucci è all’attenzione della Chiesa Cattolica per il processo di beatificazione, nel 2004 si è conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione ed è stato proclamato Servo di Dio.

A Campagna, oltre all’intitolazione di una piazza e di una scuola, gli è stato di intitolato il Museo Itinerario della Memoria e della Pace – Centro studi.

Nel 2007 anche la Città di Campagna è stata insignita da parte del Capo dello Stato di Medaglia d’Oro al Merito Civile.

Negli anni bui della deportazione degli ebrei verso i campi di internamento, tra lo zio vescovo e il nipote commissario si instaura una singolare intesa di solidarietà volta ad un’affettuosa azione di salvataggio di migliaia di perseguitati. Mons. Giuseppe Maria Palatucci benemerito dell’assistenza morale e religiosa degli internati, unitamente all’intera cittadinanza di Campagna, tratta fraternamente i prigionieri che vivono nei due campi di Campagna. Per tutto questo l’eminente presule è stato insignito della onorificenza della Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria” da parte del Presidente della Repubblica Italiana con la seguente motivazione: “Vescovo di elevate qualità umane e civili, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, si prodigava con eroico coraggio e preclara virtù civica nell’assistenza morale e materiale degli ebrei internati a Campagna, riuscendo a salvarne circa mille dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Fulgido esempio di coerenza, di solidarietà umana e di rigore morale fondato sui più alti valori cristiani e sull’intensa condivisione delle altrui sofferenze”.

Tipologia:  Museo storico di Interesse Nazionale

info

Via San Bartolomeo 84022 Campagna (Salerno)
+39 0828 436951
+39 3331133503
+39 3923675708
museomemoria.campagna@gmail.com

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informazioni e prenotazioni
servizi educativi
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Ingresso diversamente abili

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Dal lunedì al venerdì 9:00 alle 13:00
Sabato e domenica 10:00 alle 13:00
(per i gruppi è richiesta la prenotazione)

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