
Nell’antica e imponente piazza dedicata a Giulio Cesare Capaccio, nel quartiere di Zappino, sorge il Palazzo Ducale, residenza degli ultimi feudatari di Campagna, la famiglia Pironti. L’edificio nasce alla fine del Seicento, quando nel 1694 il patrizio ravellese Nicola Pironti acquista dal Demanio il feudo di Campagna ottenendo il titolo di primo duca: per dare forma visibile al nuovo potere, fa costruire ex novo un palazzo feudale adiacente alla chiesa del Santissimo Salvatore.
Per conferire maggiore lustro alla dimora ducale, i Pironti intervengono perfino sulla chiesa: il campanile viene abbattuto e la facciata ribaltata, spostando l’ingresso principale sull’attuale largo Giulio Cesare Capaccio. In questo modo, palazzo e chiesa si trovano a condividere la stessa scena urbana, in un dialogo di facciate che rende immediatamente percepibile la centralità del nuovo potere feudale nel cuore della città.
Il Palazzo Ducale presenta una pianta quadrangolare, articolata su tre livelli disposti attorno a un cortile interno rettangolare. La facciata, intonacata e tinteggiata in due toni di grigio, è scandita da una sequenza regolare di balconi e finestre; al piano terra si aprono i fondachi e il grande portale in pietra che introduce nell’androne voltato, con copertura a botte lunettata e un affresco al centro della volta.
Dal vestibolo si accede al cortile, cuore scenografico del palazzo: sui tre lati si sviluppano i ballatoi con grandi archi a tutto sesto, protetti da ringhiere in ferro battuto, che distribuiscono gli accessi ai vari ambienti. Al centro della corte una fontana con mascherone in pietra e, ai lati dell’imbocco della scala, due tondi scultorei raffiguranti teste umane ricordano la vocazione rappresentativa di questo spazio, pensato per impressionare il visitatore fin dal primo sguardo.
La vicenda del Palazzo Ducale è inseparabile dalla storia della famiglia Pironti. Nel 1694 il Demanio vende il feudo di Campagna a Nicola Pironti, patrizio di Ravello: con l’acquisto egli ottiene anche il titolo di primo duca di Campagna, inserendosi nella scia di quelle famiglie del patriziato napoletano che, tra Sei e Settecento, consolidano il proprio rango attraverso l’acquisizione di feudi interni al Regno.
La scelta di edificare un palazzo ex novo, anziché limitarsi ad adattare una residenza preesistente, è altamente simbolica: il nuovo duca intende lasciare un segno forte nel tessuto urbano della città, ridefinendo gli equilibri tra spazi civili e religiosi. Non è un caso che l’intervento coinvolga anche la chiesa del Santissimo Salvatore, con l’abbattimento del campanile e lo spostamento della facciata per aprirla sulla stessa piazza del palazzo.
Nel corso del Settecento, mentre Campagna vive una stagione di rinnovamento architettonico e vengono realizzati o completati altri edifici civili e religiosi, il palazzo dei Pironti assume il ruolo di fulcro del potere feudale: sede di rappresentanza, luogo di amministrazione e, al tempo stesso, simbolo visibile della nuova signoria. Le principali fonti storiche sulla città, da De Nigris a Rivelli, richiamano questa fase come momento chiave nella trasformazione dell’abitato.
Con l’abolizione della feudalità, la funzione politica del Palazzo Ducale viene meno, ma l’edificio continua a segnare il profilo della piazza. Nel tempo gli spazi interni vengono frazionati e adattati a usi diversi; oggi una parte del complesso ospita una struttura ricettiva, mentre il cortile e il portale restano elementi di forte riconoscibilità per chi percorre il centro storico di Campagna.
Dal punto di vista architettonico, il Palazzo Ducale offre un interessante equilibrio tra sobrietà esterna e teatralità interna. Verso largo Giulio Cesare Capaccio la facciata si presenta compatta e regolare, scandita da balconi e finestre che rispettano un ritmo quasi modulare. Solo il grande portale in pietra, leggermente incorniciato, dichiara la funzione rappresentativa dell’edificio.
È varcando il portale che il linguaggio architettonico si fa più ricco: l’androne voltato, con la sua volta a botte lunettata e l’affresco centrale, prepara l’ingresso al cortile, vero fulcro scenografico del palazzo. Qui i tre livelli sono marcati da grandi archi a tutto sesto che incorniciano i ballatoi: una soluzione che richiama modelli diffusi nell’architettura signorile meridionale tra Seicento e Settecento e che, al tempo stesso, garantisce luce e aria agli ambienti interni.
La fontana con mascherone in pietra, addossata a una delle pareti della corte, aggiunge un elemento sonoro e simbolico: l’acqua che scende dal volto scolpito richiama l’idea di abbondanza, ma anche quella di purificazione, in continuità con un immaginario iconografico diffuso nelle dimore nobiliari del tempo. A completare la scenografia, i due tondi scultorei con teste umane posti ai lati della scala introducono al percorso che conduce ai piani superiori, come se vegliassero sul passaggio.
Inserito nel tessuto compatto del quartiere di Zappino, il Palazzo Ducale dialoga con la chiesa del Santissimo Salvatore e con gli altri edifici che si affacciano sulla piazza, contribuendo a definire uno degli scorci più significativi del centro storico campagnese. Percorrere largo Giulio Cesare Capaccio significa ancora oggi attraversare uno spazio in cui la storia del potere feudale si legge nelle architetture, nei portali e nella geometria di un cortile che mantiene intatta la propria capacità di stupire.