Rettoria San Benedetto

ITINERARIO SULLA REDENZIONE

Notizie storico-artistiche

La scultura in legno, di autore sconosciuto, si compone di tre elementi: al centro Gesù Redentore nell’atto della deposizione dalla Croce e ai lati la Vergine e San Giovanni Apostolo. Possediamo poche notizie storiche: l’opera realizzata nella seconda metà del Duecento è, per valore e antichità, tra le più notevoli della nostra diocesi. Originariamente collocata nel monastero di Sant’Elena giunse al Duomo di Scala nel secolo XVI, dove nel 1705 trovò definitivo alloggio nella cripta. Gli studiosi, dall’osservazione dell’opera e dall’analisi di fonti archivistiche, arguiscono che il complesso artistico comprendeva anche altre tre figure (forse: Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e la Maddalena) successivamente perdute. L’opera potrebbe essere ascritta ad ambiente italiano ma risente l’influsso nordeuropeo e umbro-toscano. Lo stile è tendenzialmente gotico con reminiscenze romaniche.

La visita a quest’opera è occasione di profonda contemplazione e di trasporto spirituale nel mistero della Redenzione, realizzata con il sacrificio di Cristo sulla Croce. L’opera rappresenta il momento successivo alla morte di Gesù, la “schiodatura” del suo corpo dalla Croce. E’ una narrazione di umanissima pietà, ma è anche un gesto teologico, cioè “sigillo della redenzione”, perché è testimonianza provata che il Redentore è veramente morto e quindi che il processo della Redenzione è veramente innescato. E’ un gesto in cui prendiamo atto che “tutto è compiuto”, la missione di Cristo è completamente realizzata, il vertice dell’amore agapico è stato raggiunto. Gesù morto annuncia a tutta l’umanità che la redenzione è definitivamente donata. Il seme è veramente morto, e da esso è nata la pianta della nuova vita redenta. E’ un’opera intrisa di sentimenti di mestizia e, nello stesso tempo, di immenso gaudio e indicibile speranza che sorge dallo stupore massimo dinanzi all’amore infinito di Dio pienamente riversato dal cielo sulla terra. L’opera è “rivelazione” dell’uomo della croce, è una parola di verità su di lui: epifania del vero Re. Disprezzato e condannato dal mondo, visto invece con gli occhi di chi lo guarda e lo interroga con fede, manifesta la Verità. La corona di gemme che porta sulla testa è forse il fulcro e il tesoro spirituale di questa ammirevole opera, una trasfigurazione di quella di spine di cui si narra nel Vangelo. Essa rappresenta la vittoria di Cristo sulla morte e, quindi, la vittoria del fedele sul male che lo assilla, sulle sue debolezze, sulle insidiose tentazioni.

L’opera va situata anche in ambiente liturgico, in relazione al triduo pasquale e soprattutto ad antichi riti collocati nella sera del Venerdì Santo o nel Sabato Santo che, nel presentare dal vivo questi avvenimenti, volevano muovere i cuori, ravvivare l’amore verso il Cristo Crocifisso, convertire anche i più rudi. Quelle liturgie si sono in gran parte perse e sono sostituite oggi dalla spiritualità del silenzio come rito supremo e più degno per accompagnare le ore più drammatiche della nostra fede. Effettivamente questo Crocifisso, nella sua profonda bellezza, ispira silenzio e come è importante immergersi in esso!

1Dal profondo a te grido, o Signore;
2 Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
3 Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
4 Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.
5 Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.
6 L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.
7 Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
8 Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

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