Notizie storico-artistiche
Dall’Oriente giunge a Roma e si innerva nell’Italia meridionale il culto delle sacre immagini, chiamate a rendere visibile l’Invisibile. Diversamente da quanto accadeva in Oriente concepito per instaurare un’empatia individuale, lo strumento dell’icona, traslato in Occidente, subisce un adattamento alla tradizione della Chiesa locale, preferendo proiettare l’icona in una collocazione pubblica per una dimensione cultuale collettiva ed ufficiale. Si assiste così all’evoluzione dell’icona domestica orientale in tavola d’altare. Il culto speciale offerto alla Vergine nel territorio della Costa, come in tutta la regione campana, ha accentuato la circolazione di modelli di icone a tema mariano, tra le quali l’Odigitria custodita nella Chiesa di San Pancrazio in Conca dei Marini, ascrivibile alle icone veneto-cretesi. L’opera di ignoto pittore la cui datazione risale al XIII o forse agli inizi del XIV secolo, realizzata su tavola a tempera e oro, in precedenza illeggibile a causa delle numerose ridipinture stratificatesi nei secoli, attraverso un lungo e qualificato restauro, in questi ultimi anni, è stata restituita alla storia, agli studiosi ed alla comunità di fede locale, in tutto lo splendore della forma originaria.
Accolti dal fresco dell’edificio sacro, abbagliati dal candore degli stucchi circostanti, si ha subito l’impressione di trovarsi al cospetto di una vetusta orientale bellezza. Il prototipo di questa immagine era custodito a Costantinopoli nel monastero Odigon e rappresentava la Madre di Dio con il Salvatore sul braccio sinistro, mentre con la mano destra lo mostrava ai fedeli. Anche la tavola di Conca dei Marini mostra la Madre di Dio mentre regge col braccio sinistro il Salvatore, raffigurato a piedi nudi, con chitone arancio e fasce blu. Egli benedice con la mano destra e stringe il rotolo della legge con la sinistra. Il suo è l’atteggiamento fermo e sicuro di un adulto, le vesti sono preziose, regali: è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio che si è fatto uomo.
La Vergine è raffigurata a mezzo busto, veste una tunica blu con le maniche ornate ed è avvolta da un maphorion rosso scuro con ampie pieghe e profili dorati. Sulla fronte, e sicuramente anche sulle spalle di Maria oggi non più visibili, ad eccezione di quella sulla sua spalla sinistra, erano le tre tradizionali stelle, a simboleggiare la sua perpetua verginità. Colpiscono i loro gesti: la Madre, semplicemente, indica il Bambino quale unica via di salvezza, da cui il titolo di Odigitria espressione che in greco significa “colei che indica la via”, quella della salvezza. Anche i loro sguardi sono eloquenti: quello di Cristo è diretto verso lo spazio infinito che supera il limite fisico dell’icona. Maria guarda diritto davanti a sé, cercando e catturando con i suoi occhi quelli del fedele che di fronte a Lei si sofferma. Le sue mani, i suoi occhi, il suo atteggiamento costituiscono un monito vivente e sempre segnalano il cardine, il centro: Gesù.
La Vergine Odigitria sottolinea la dimensione pellegrinante della fede. Credere vuol dire mettersi in cammino, fare un pellegrinaggio. Da quando Gesù, morente sulla croce, Le ha affidato il discepolo amato per essere sua madre, anche tutti noi siamo collocati sotto il suo manto, che come Madre ci avvolge tutti. Con l’invocazione “iter para tutum” chiediamo alla Madre di Dio aiuto e protezione lungo il cammino, perché sia quello più sicuro, quello più umano. Le prime espressioni dell’Ave Maria vengono dal Vangelo e, dopo la lode aggiungiamo la supplica: chiediamo alla Madre di pregare per noi peccatori, perché interceda con la sua tenerezza, “adesso e nell’ora della nostra morte”. Adesso, nelle concrete situazioni della vita, e nel momento finale, perché ci accompagni come Madre, nel passaggio alla vita eterna.
Liete parole mi sgorgano dal cuore:
io proclamo al re il mio poema,
la mia lingua è come stilo di scriba veloce.
3 Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
perciò Dio ti ha benedetto per sempre.
7 Il tuo trono, o Dio, dura per sempre;
scettro di rettitudine è il tuo scettro regale.
8 Ami la giustizia e la malvagità detesti:
Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni.
10 Figlie di re fra le tue predilette;
alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
11 Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
12 il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio.