Palazzo Ferrari

SECOLO XVIII

Palazzo Ferrari

Nel sito dove oggi sorge Palazzo Ferrari, al Borgo Scacciaventi, agli inizi del Cinquecento, vi era la casa di messer Giovanni Di Mauro. Doveva certamente essere una casa ricca e accogliente poiché nell’agosto 1519 vi fu ospitata la regina Giovanna IV d’Aragona, vedova del re Ferdinando II, che a quel tempo era signora della Città de La Cava.

In seguito, come ci tramanda lo storico cavese Agnello Polverino, in questo palazzo fu ospite, il 23 novembre 1535, l’Imperatore Carlo V d’Asburgo, nel suo viaggio verso Napoli. Scrive il Polverino: “Prepararonsi  cento letti per la Corte nobile di Sua Maestà nel Palaggio de magnifico Giovanni Di Mauro, fatta pria communione con altre case d’intorno, situato e posto nel fine del Borgo grande, del quale oggi sono possessori il Venerabile Conservatorio sotto il titolo di Santa Maria del Rifugio e il dottor Giuseppe Cavalieri; oltre innumerabili altri per varie case di detto Borgo, con anco tutto lo bisognevole per la menza di Sua Maestà e sua Corte, in modo che gli apparecchi siano stati fuor di misura magnifici”.           

Ricordiamo che la Città de La Cava era una Città Regia o demaniale, cioè di diretta spettanza del  sovrano.

Nella metà del Cinquecento il palazzo apparteneva al nobile Terenzio De Falco, ricco imprenditore e mercante dell’arte della seta, e sindaco della Città nel 1563.

A seguito del matrimonio della sua ultima discendente Giulia De Falco, figlia del nobile Alessandro, con lo speziale di medicina Giuseppe Cavalieri, il palazzo divenne proprietà dei Cavalieri, nobile famiglia venuta a Cava da Tramonti nei primi anni del secolo, e dedita alla gestione della spezieria dei medicinali.

Il complesso fu scosso dai terremoti del 1688 e del 1694, e nel Settecento ormai versava in uno stato di abbandono, poiché i Cavalieri risiedevano nelle loro case palaziate nella piazza di Castagneto.

Finalmente nel  1768 Tommaso Cavalieri - De Falco e il suo fratello, sacerdote e dottore Francesco Maria, diedero incarico al capomastro cavese Orazio Autuori di restaurare, e  in parte ricostruire, l’antico palazzo di famiglia nel Borgo.

Vogliamo ricordare che Orazio Autuori in quegli anni era impegnato nella ricostruzione della chiesa e del palazzo abbaziale della Badia della Santissima Trinità, con il progetto e la direzione dell’architetto Giovanni Del Gaizo.

Tuttavia nell’agosto 1774 Caterina De Simone, vedova di Tommaso Cavalieri, e i suoi figli maggiori, tra cui Giuseppe, che fu amico del filosofo Gaetano Filangieri, durante la sua residenza a Cava, e sindaco della Città nel 1797, vendettero il palazzo al ricco mercante Paolo Antonio Ferrari, per la cospicua somma di 3.400 ducati.

I Ferrari diedero al palazzo una nuova vita e vi si stabilirono nello stesso anno 1774.

Nel Borgo erano tra le famiglie più prestigiose e nel loro fondaco era possibile acquistare tessuti pregiati, drappi di seta, broccati, damaschi, velluti, trine e nastri intessuti con fili d’oro.

La famiglia aveva un notevole patrimonio, tra cui la masseria di Fano, nei pressi di Casa David, già coltivata in epoca romana, poiché anticamente nel dissodare il terreno sono stati rinvenuti reperti di epoca classica.

Nella Chiesa di Santa Maria dell’Olmo, nel 1742, Paolo Antonio Ferrari aveva acquistato il patronato di una cappella, poi dedicata a San Vincenzo Ferrer, nella quale fu esposto il dipinto del Santo firmato dal pittore cavese “cavalier” Silvestro Armenante, allievo di Francesco Solimena, che ancora si conserva.

Il 27 aprile 1799 il palazzo fu saccheggiato dalle truppe francesi, che invasero il Borgo di Cava; in questa occasione furono uccisi il capo famiglia Pietro e il fratello Giovan Battista, canonico arciprete della Cattedrale.

Evidentemente non avevano consegnato ai francesi gli oggetti più preziosi, poiché nell’inventario dei beni di famiglia, del settembre 1799, si annota che “in un luogo segreto della casa palaziata vi stavano riposte: posate d’argento n° 12, altri tre cocchiari d’argento, dodici cocchiarini d’argento, un forchiglio con manico d’argento, due cocchiaroni d’argento, un coppino e due saliere d’argento, un anello di brillanti con smeraldo in mezzo e propriamente quello che si portava al dito dal fu Arciprete Ferrari”, e ancora una notevole quantità di biancherie e tessuti di pregio.

Nell’inventario si descrive “la casa palaziata consistente in due appartamenti, il primo terraneo e il secondo soprano con cortile in mezzo e giardino accosto, situata nel Borgo di questa Città di Cava, e propriamente dirimpetto il Palazzo detto di Carola, confinante colla Regia Strada, e colli beni del Barone De Marinis”.

Nella stima del patrimonio di famiglia del 1857 la casa Ferrari è descritta in un appartamento con una serie di stanze di rappresentanza e la “galleria”, ossia il grande salone di ricevimento. In una stanza attigua vi era la cappella, racchiusa in un armadio, con l’altare adorno di intagli lignei indorati del Settecento.

La corte interna affacciava “in un giardino, addetto a luogo di delizia della casa”.

Nei primi decenni del Novecento il palazzo visse la sua stagione più fulgida, grazie a Donna Franca Cesario Tajani, consorte dal 1902 di Don Giovanni Ferrari, donna di grande fascino, cultura ed eleganza. Gli ampi saloni furono testimoni di feste memorabili, alle quali intervenivano le altre famiglie del patriziato di Cava e la schiera delle famiglie dell’aristocrazia napoletana, presenti a Cava in estate per la villeggiatura, e in autunno per la caccia ai colombi.

Talvolta interveniva a queste feste il tenore Ferdinando De Lucia (1860-1925), che intratteneva gli ospiti con il suo repertorio di brani di opere liriche.

Negli anni Cinquanta del secolo scorso, infine, avvenne il tramonto della illustre famiglia cavese, che tanta parte ha avuto nella storia sociale ed economica della nostra Città.

a cura di Salvatore Milano
per il Centro Studi per la Storia di Cava de’ Tirreni

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Corso Umberto I, 55, 84013 Cava de' Tirreni SA

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