Notizie storico-artistiche
Nella navata centrale del Duomo di Ravello sono collocati due amboni monumentali, l’uno di fronte all’altro, episodio molto singolare. L’ambone più antico, detto “dell’Epistola” o “Rogadeo” (dal nome del vescovo che lo fece costruire) risale al 1130 circa. Nel pressi di questo ambone il prelato sarebbe stato poi sepolto. L’opera è in marmo e si compone di una tribuna centrale a loggetta elevata, affiancata da scale simmetriche che vi permettono l’accesso. E’ ascrivibile ai gusti stilistici bizantino e moresco. Il prospetto rivolto alla navata è quello che presenta maggiore interesse, costituito di lastre marmoree mosaicate con decorazioni geometriche e figurative di grande finezza. Tra queste, è noto il famoso mosaico a specchio che riproduce Giona e il Pistrice, posto ai due lati della loggetta.
Poniamoci con ammirazione e docilità dinanzi a quest’opera poliedrica e meravigliosa e lasciamoci raggiungere da un raro fascino promanante sia dalla sua bellezza artistica sia dal suo valore liturgico. Le scale laterali, disposte a salienti, si congiungono verso il vertice centrale costituito dal luogo della Parola. Questa forma ascendente sottolinea la direttrice verticale, che eleva lo sguardo e l’animo. Sull’asse centrale troviamo una simbologia cristologica in sequenza, di grande fecondità spirituale: il varco arcuato sotto la loggetta rappresenta la tomba vuota e richiama il Risorto; le colonne fiorite, sormontate da pavoni, indicano la porta della salvezza eterna, “Io sono la porta” (Gv 10,7), e fanno riferimento al Redentore che ha riaperto le porte del paradiso; la loggetta della proclamazione, severa e semplice, è rimando alla Parola e costante annunzio del Verbo (anche fuori dalla liturgia); l’aquila in altorilievo, su cui si poggiava il libro sacro, è simbolo evangelico di Cristo e della salvezza da lui operata.
I mosaici che adornano l’ambone, nell’insieme, offrono un contesto di gioia. In essi emergono geometrie a girali intersecantisi che simboleggiano il giardino del paradiso e la vita redenta e vogliono attrarre il desiderio verso questa meta ultima. Ma l’elemento musivo di maggiore rapimento spirituale è il pistrice, rappresentato due volte, sia nella scena iniziale sia in quella finale del famoso racconto biblico, in cui vediamo Giona prima ingoiato e poi espulso: un racconto sincopato che ci fa interiormente vivere i tre giorni intercorsi tra le due scene, cioè il tempo in cui Giona è rimasto nel ventre dell’animale, simbolo dei tre giorni della sepoltura del Cristo, quando infranse le porte dell’inferno emergendone vittorioso e liberandone i “prigionieri”. La Parola, inserita nel monumento al centro del racconto mosaicato, prende il posto di questi tre giorni e si identifica con il Cristo Redentore che, con la forza della sua divina missione, distrugge il male. Ne emerge il valore sacramentale della Parola-Cristo che opera la salvezza.
L’ambone non è un monumento fine a se stesso, ma nasce dalla liturgia. Per questo ammirare l’ambone significa anche pensarlo nello svolgimento liturgico, in cui esso è solennemente a servizio di una parola che, proclamata e accolta con docile ascolto, realizza la salvezza nei cuori, purifica le anime e conduce alla fede. In quella Parola, nel contesto liturgico, non riceviamo solo l’annuncio del kerygma ma facciamo esperienza viva di incontro divino nella presenza di Cristo.
89 La tua parola, Signore,
è stabile come il cielo.
90 La tua fedeltà dura per ogni generazione;
hai fondato la terra ed essa è salda.
91 Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi,
perché ogni cosa è al tuo servizio.
92 Se la tua legge non fosse la mia gioia,
sarei perito nella mia miseria.
93 Mai dimenticherò i tuoi precetti:
per essi mi fai vivere.
103 Quanto sono dolci al mio palato le tue parole:
più del miele per la mia bocca.
104 Dai tuoi decreti ricevo intelligenza,
per questo odio ogni via di menzogna.
105 Lampada per i miei passi è la tua parola,
luce sul mio cammino.
106 Ho giurato, e lo confermo,
di custodire i tuoi precetti di giustizia.
107 Sono stanco di soffrire, Signore,
dammi vita secondo la tua parola.
108 Signore, gradisci le offerte delle mie labbra,
insegnami i tuoi giudizi.