Parcheggio su strada o nella frazione San Martino. L’Eremo è raggiungibile solo a piedi

Orazio Casaburi nel 1829 così lo descrive: “Sopra il monte che dicesi di S. Martino vi era, ed esiste tuttora, un antico monastero e chiesa. Di esso si ha memoria fin dall’anno 839 ed è nominato Monasterium Sancti Martini de Forma”.
Dai fogli della Santa Visita Pastorale di Mons. Alemagna De Cardona, conservati presso l’Archivio Diocesano, si apprende che la data della fondazione è incerta ma che nel 1058 è già nominato in un diploma di Gisulfo II.
In Codex Diplomaticus Cavensis of 1063 si legge che il figlio del conte Alfano, Pietro, donò al monaco Orso il Monastero, costruito nella zona di Passiano alla sommità del monte. Furono donati arredi, suppellettili e attrezzi agricoli per coltivare il circostante terreno, anch’esso oggetto di donazione.
In un diploma del 1075 si legge che il monaco Ademario arricchì l’Eremo di beni molto importanti. In un altro documento del 1079 si rileva che il conte Guaiferio donò una parte della chiesa di San Martino con tutti i suoi beni a Pietro I Pappacarbone, terzo abate dell’Abbazia benedettina della S.S. Trinità. Quest’ultimo, nel 1082, edificò sull’altura un’infermeria e un oratorio per i monaci che vi dimoravano. Questo sacro luogo appartenne all’Abbazia per oltre quattro secoli, fino al 1514, anno in cui fu eretta la Diocesi di Cava da Papa Leone X.
Dopo una vasta diffusione del culto e una costante frequentazione, il monastero e la stessa infermeria di S. Martino subirono un lento e costante declino fino al loro completo abbandono. Nel 1580 rimanevano solo macerie e poche piante in un terreno incolto. Gli abitanti di Passiano si dettero da fare con questue, elargizioni, collette e nel 1581, sotto la direzione del reverendo don Girolamo Cafaro, fu ricostruita la cappella con il fabbricato annesso e alcuni locali per comodità dei coltivatori dei terreni circostanti.
L’ 11 novembre 1592 monsignor Cesare Alemagna de Cardona, vescovo diocesano, visitò la chiesa, assicurando il culto divino.
Successivamente il territorio fu dato in enfiteusi a diversi privati, come risulta dal protocollo del 21 dicembre 1768 del notaio Placido Siani.
In 1818 l’Eremo, con l’annesso fondo, restò incardinato alla pubblica beneficenza, ovvero nella Congregazione di Carità, che già ne aveva preso l’amministrazione fin dal 1814 come Opera Pia Laicale.
The 1° gennaio 1920, il monastero, i terreni e i vari fabbricati transitarono nella parrocchia di S. Maria del Rovo, appena istituita.
Con la legge 3 giugno 1937, n° 847, le Congregazioni di Carità furono soppresse e sostituite dall’E.C.A.
In settembre 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, il monastero fu gravemente danneggiato dai bombardamenti tra Alleati e Tedeschi. Di ciò sono ancora evidenti i segni di schegge di obici di cannone sulla parete del lato sud dell’abside.
In 1945 la chiesa e parte del monastero furono riparati per iniziativa del parroco di S. Maria del Rovo, don Sabato Apicella.
Con il terremoto del 1980 l’Eremo subì nuovamente gravi danni e, purtroppo, la struttura fu nuovamente abbandonata. Tuttavia, nonostante le difficoltà e il passare degli anni, la comunità di Santa Maria del Rovo non cessò mai di mostrare profondo attaccamento a questo luogo sacro. La devozione popolare verso San Michele Arcangelo e San Martino Vescovo continuò a mantenere viva la memoria e il valore spirituale dell’Eremo. Pellegrinaggi, momenti di preghiera e iniziative di volontariato spontanee testimoniano come esso non sia mai stato del tutto dimenticato né lasciato all’incuria, ma costantemente custodito nel cuore e nelle attenzioni dei fedeli. Nel novembre del 2014 un finanziamento pubblico permise il consolidamento statico della struttura e consentì, il 17 maggio 2015, la riapertura al culto della chiesa, dopo quasi sette lustri. Ma è grazie a un progetto di riqualificazione, finanziato dal Programma Integrato Città Sostenibile- PICS, nell’ambito del PO FESR CAMPANIA 2014-2020- Asse 10- Azione 6.8.3 Sviluppo Urbano Sostenibile, che si sono avviati e completati i lavori di Recupero e Rifunzionalizzazione dell’intera struttura e delle aree pertinenti.
Lunedì, 11 novembre 2024, con la cerimonia civile del taglio del nastro per la conclusione del restauro del monastero e il rito religioso della “Dedicazione” della chiesa, l’Eremo è stato ufficialmente restituito alla comunità cavese. Oggi è meta ambita dei pellegrini per la cura dello spirito e luogo ideale per coloro che vogliono godere dell’ameno paesaggio.
Testo a cura di Lucia Avigliano e Beatrice Sparano per il Centro Studi per la Storia di Cava.
Linea: n.65 + 5 min a piedi
Parcheggio su strada o nella frazione San Martino. L’Eremo è raggiungibile solo a piedi